La sfida della partecipazione che arriva da Milano

Con un accordo che verrà presentato martedì, a Milano le Parti sociali provano a scommettere sulla partecipazione dei lavoratori nelle imprese - articolo pubblicato da il sussidiario.net il 20 ottobre 2019 - 20/10/2019 , di Giuseppe Sabella

L’aspetto della partecipazione dei lavoratori è senza dubbio centrale nel futuro del lavoro e delle relazioni industriali. Anche in questo caso, come per altri versi, la Germania offre uno spaccato di vera avanguardia dove rappresentanti dei lavoratori arrivano anche a sedere nei consigli di amministrazione e a partecipare così alle scelte strategiche delle imprese. Il caso tedesco resta tuttavia piuttosto differente da quello italiano, anche se non si sbaglia mai a guardare cosa avviene oltre confine e, in particolare, in contesti più avanzati del nostro.

Va pertanto accolto con interesse e curiosità l’accordo – che martedi 22 ottobre sarà presentato in Assolombarda – che la Confindustria di Milano ha firmato con Cgil Cisl Uil milanesi in materia appunto di partecipazione dei lavoratori. Si tratta di qualcosa di innovativo nel nostro Paese che offre utili linee guida ai luoghi di lavoro ben sapendo che è proprio lì, nel bene e nel male, che la partecipazione si costruisce: difficilmente saranno, infatti, accordi interconfederali, e tantomeno leggi, a determinarla. Tuttavia, come ben evidenziato in questa intesa, si può accompagnare la crescita di “cultura partecipativa”, nella consapevolezza che sono decisive quella maturità organizzativa e delle relazioni di lavoro che nel nostro Paese esistono in contesti di eccellenza e che, per l’appunto, in Germania sono un po’ più sistemiche.

Ad ogni modo, la strada indicata dalle rappresentanze milanesi è importante e non stupisce per nulla che, ancora una volta, sia Milano a essere guida dell’innovazione. Non sappiamo in quali forme la partecipazione dei lavoratori si svilupperà in Italia – potremmo scoprirci innovatori anche in questo – ma certamente, nel cuore di un processo di trasformazione dell’economia e del lavoro, laddove non vi è partecipazione si rischia di restare indietro. Non è un caso che le aziende più capaci di stare al passo con l’innovazione e con l'economia globale sono proprio quelle più attente a investire sulle loro risorse umane e sulle relazioni di lavoro.

Non è, inoltre, un mistero che nella storia e nella cultura delle relazioni industriali in Italia sia prevalsa, diversamente che in Germania, una visione antagonistica dei rapporti tra impresa e lavoro ed è proprio ciò che, ad oggi, non ha facilitato lo sviluppo di pratiche di coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori nella gestione dell’impresa. Vi è anche da dire che proprio rispetto al tessuto produttivo tedesco, dove il 40% è grande impresa, in Italia il 98% è PMI. Naturalmente il contesto dell’impresa medio-grande è quello dove la partecipazione dei lavoratori non solo è più sviluppata ma trova anche modo di realizzarsi. D’altro canto, vi sono piccole imprese con livelli di partecipazione molto alta che, tuttavia, fatica a trovare “forme”.

Al di là di casi ben noti di aziende salvate dal fallimento dai dipendenti, che se le sono prese sulle spalle, tra le nostre imprese, ad oggi, risulta piuttosto diffuso l’investimento in strumenti di partecipazione finanziaria – le cosiddette stock option – che hanno l’obiettivo di fidelizzare il lavoratore rendendolo partecipe di un rischio, rispetto alle eventuali azioni della società e quindi del suo valore economico.

Partecipazione, naturalmente, significa produttività: è questa la sfida del nostro Paese. E non poteva che venire da Milano, motore dell’intelligenza produttiva italiana.

 Twitter: @sabella_thinkin