Cosa cambia nel sindacato con Landini alla guida della Cgil

29/01/2019 , di Giuseppe Sabella

L’elezione di Maurizio Landini alla guida della Cgil è certamente un fatto di rilievo. Oggi il volto più noto dell’intero movimento sindacale ne ha conquistato il vertice. E ora? Landini senza dubbio cambierà qualche equilibrio, da troppo tempo il sindacato confederale – che in gran parte è quello che può comunicare su larga scala – ha perso appeal, sia per la sua debolezza sia perché già soffriva la figura di Renzi, figuriamoci in questo ultimo anno quando Camusso Furlan e Barbagallo avevano di fronte Di Maio e Salvini. Davvero un confronto impari.

Landini darà del filo da torcere al governo gialloverde, in primis perché è capace di comunicare tanto quanto ne sono capaci Di Maio e Salvini. In secondo luogo, Landini riporta il sindacato a essere soggetto popolare: i lavoratori lo amano, questo scatenerà una nuova dinamica interna – anche negli altri sindacati – e qualche equilibrio politico cambierà. Il sindacato può ritrovare protagonismo.

La politica che avanza è all’insegna della disintermediazione, processo che in Italia è passato prima da Berlusconi e poi da Renzi e che oggi rischia di essere superato: mai come ora il decisore politico vuole tutto per sé e si prende uno spazio che non gli appartiene. Pensiamo, per esempio, al Parlamento costretto ad approvare la manovra economica senza discuterla – non c’era tempo, sarebbe scattata la procedura d’infrazione da parte dell’Ue – o al ministro degli Interni che convoca al Viminale le rappresentanze datoriali. Da questo punto di vista, il sindacato con Landini avrà la forza e la capacità di tornare a farsi sentire prepotentemente: il primo banco di prova è la manifestazione unitaria del 9 febbraio.

A proposito di unità: è fondamentale per attraversare la fase che stiamo vivendo che Cgil Cisl Uil lavorino insieme e senza strappi, cosa che negli ultimi 20 anni è avvenuta a fasi alterne. La speranza è che Landini sia capace e voglia essere soggetto di unità e non di divisione. Landini è quello del caso Fiat ma è anche quello che ha portato la Fiom alla firma del contratto metalmeccanico 2016 avendo il merito di allinearsi a una serie di posizioni che per anni aveva contrastato. Parliamo quindi di un sindacalista capace di cambiare. E non c’è dubbio che oggi la guida della confederazione gli chiede di interpretare il ruolo in maniera del tutto nuova, sia perché non è più al vertice dei metalmeccanici, sia perché non siamo più nel 2010. Lui lo sa, le sue dichiarazioni sono all’insegna dell’unità. Certo è che non basta essere uniti, bisogna che Cgil Cisl Uil tornino a essere soggetto propositivo per il Paese.

 

Twitter: @sabella_thinkin